Alberto FabrisPsicanalista
FRENIT

PSICANALISTA A BRUXELLES · ONLINE

Incontrare
ciò che ci abita.

Aprirsi ad altri modi di abitare il mondo.

Un percorso di psicanalisi può iniziare da un disagio, da difficoltà nelle relazioni, da situazioni che continuano a ripetersi e dalle quali sembra impossibile uscire. Altre volte nasce dal desiderio di comprendere ciò che si prova, dalla sensazione di vivere una vita che non ci corrisponde più, o in cui una parte di noi non trova spazio.

L’analisi offre un luogo di ascolto e di parola in cui esplorare la propria storia, interrogare ciò che ci fa soffrire e accogliere ciò che ancora fatica a trovare espressione. Nel dialogo, anche esperienze che appaiono oscure o contraddittorie possono acquistare un senso e aprire nuove possibilità nel rapporto con sé, con gli altri e con il mondo.

Ricevo a Bruxelles e online.
Le sedute si svolgono in italiano, francese e inglese.

Alberto FabrisBruxelles & onlineFR / EN / IT

Perché una psicanalisi?

La pressione del lavoro, le tensioni familiari o la difficoltà a sentirsi a proprio agio nel corpo possono occupare uno spazio crescente nella vita. Si può avvertire un’ansia di cui non si comprende l’origine, attraversare una perdita o un cambiamento, ritrovarsi in legami che fanno soffrire. Talvolta è una sensazione meno definita: vivere secondo aspettative che non si riconoscono più come proprie, oppure sentire che qualcosa di essenziale resta ai margini.

Non occorre arrivare con una spiegazione già chiara. Si può cominciare da una domanda, da un’esperienza che insiste, dalla difficoltà stessa di dire ciò che accade. Il lavoro analitico permette di soffermarsi su queste esperienze, esplorarne la storia e il significato, e interrogare il posto che occupano nella propria vita.

Nel primo incontro possiamo parlare di ciò che ti porta a cercare un’analisi e valutare insieme se intraprendere questo lavoro.

Il mio approccio

Nel lavoro analitico ti invito a portare ciò che attraversa la tua vita: le difficoltà che incontri, i legami che contano, quello che desideri e quello che fatichi a comprendere. Ci soffermiamo anche su esperienze alle quali è difficile dare spazio nella quotidianità: un sogno che rimane impresso, un’immagine che ritorna, una reazione che ti sorprende, una sensazione che non trova parole. Il mio compito è accompagnarti nell’esplorazione di questo materiale, aiutandoti a riconoscere le connessioni e le domande che possono emergere.

Il mio orientamento junghiano dà particolare rilievo al rapporto con l’inconscio. Può accadere che ciò che sappiamo di noi non basti a comprendere quello che viviamo: perché una situazione continui a ripetersi, perché qualcosa ci attragga e insieme ci spaventi, perché una vita apparentemente soddisfacente ci lasci inquieti. Sogni, immagini e fantasie possono offrire un accesso a questi interrogativi. Li esploriamo insieme, a partire dalle tue associazioni, dai ricordi e dalle emozioni che suscitano, lasciando che il loro significato prenda forma nel corso degli incontri.

Questo lavoro permette di avvicinarsi anche alle storie attraverso cui, spesso senza accorgercene, viviamo: il posto che sentiamo di dover occupare, le prove che ci imponiamo, le attese e le paure che danno forma alle nostre scelte. Talvolta un sogno o un’immagine trovano una risonanza in un mito, in una fiaba, in un’opera d’arte. Queste corrispondenze possono dare parole e figure a qualcosa che sentivamo soltanto come un disagio privato, mettendoci in contatto con modi antichi di interrogare il dolore, il desiderio, la perdita e il cambiamento.

Nelle sedute c’è tempo per sostare su ciò che emerge, anche quando è incerto, contraddittorio o lontano dal modo in cui siamo abituati a presentarci agli altri. Un’immagine può essere ripresa, un sogno raccontato di nuovo, un silenzio ascoltato. Attraverso questa attenzione, aspetti della propria esperienza rimasti ai margini possono trovare un posto nella vita e aprire possibilità prima difficili da immaginare.

La tua storia resta al centro di questo percorso, insieme al mondo in cui vivi. Il lavoro, le relazioni, le aspettative sociali e le condizioni materiali dell’esistenza entrano nell’analisi per il modo concreto in cui li sperimenti. Ciò che scopriamo insieme prende così significato anche nelle scelte quotidiane, nei legami e nella possibilità di sentire più tua la vita che conduci.

Che cos’è l’approccio junghiano?

Siamo abituati a riconoscerci in ciò che sappiamo di noi: la nostra storia, il carattere, le scelte, i ruoli che occupiamo. Eppure, una parte della nostra esperienza sfugge a questa immagine familiare. Un sogno ci turba, una reazione ci sorprende, un desiderio prende forma senza che lo abbiamo cercato. A volte sentiamo che qualcosa in noi chiede attenzione, prima ancora di riuscire a comprenderlo. La psicanalisi chiama inconscio questa dimensione della vita psichica che agisce oltre la nostra consapevolezza.

Freud ha mostrato quanto desideri e conflitti inconsci possano incidere sulla nostra esistenza. Jung sviluppa una prospettiva che dà particolare rilievo anche alla fecondità di questa profondità psichica: dall’inconscio possono emergere immagini, intuizioni e possibilità che la coscienza non ha ancora saputo concepire. Accanto alle tracce del passato e a ciò che è stato rimosso, vi prende forma qualcosa che può orientare il nostro divenire. In questa prospettiva, l’incontro con l’inconscio riguarda anche la creatività e la ricerca di senso.

Per Jung, questa profondità oltrepassa la storia del singolo. Con l’espressione inconscio collettivo egli indica una dimensione della psiche comune all’umanità, che ciascuno incontra attraverso la propria esperienza. Gli archetipi sono le disposizioni profonde che, nella sua teoria, contribuiscono a dare forma al nostro modo di vivere e rappresentare esperienze fondamentali come la nascita, la separazione, l’incontro e la morte. Le immagini attraverso cui si esprimono assumono forme diverse nelle vite individuali, nelle culture, nei miti e nelle fiabe.

Può così accadere che un sogno intimamente personale trovi un’eco in un racconto antico, o che una figura immaginata dia forma a un passaggio della vita per il quale non avevamo parole. La nostra esperienza più privata può rivelare una profondità che ci eccede e ci lega a una vicenda umana più vasta. Esplorare queste risonanze significa cercare ciò che esse rendono visibile nella nostra esistenza concreta, senza assegnare ai simboli significati prestabiliti.

Il lavoro analitico coltiva un rapporto consapevole con questa vita interiore. Le immagini dell’inconscio possono affascinare, inquietare, mettere in discussione le nostre certezze: richiedono ascolto, ma anche discernimento. Nel dialogo, impariamo a confrontarci con esse, a interrogarle e a riconoscere quale posto possano avere nella nostra vita.

Jung chiama individuazione il processo attraverso cui questo confronto può condurci verso una relazione più ampia e consapevole con ciò che siamo. Dare spazio a parti di sé rimaste sconosciute può modificare il modo in cui comprendiamo la nostra storia, viviamo i legami e affrontiamo le scelte. La profondità dell’analisi trova così il suo senso nella vita che, giorno dopo giorno, possiamo fare nostra.

Chi sono

Alberto Fabris

Sono Alberto Fabris, psicanalista e ricercatore in filosofia. Nel mio lavoro mi interessa ciò che rende singolare una vita: il modo in cui ciascuno attraversa i propri legami, incontra il desiderio e la sofferenza, cerca parole per comprendere quello che gli accade. È un interesse che ha preso forma nella ricerca filosofica e si è approfondito nell’esperienza dell’analisi, personale e clinica.

Il mio percorso nella psicanalisi si è sviluppato attraverso un’intensa analisi personale, la formazione presso l’Association des Psychanalystes Européens e il lavoro di approfondimento con altri analisti di orientamento junghiano. L’esperienza di essere a mia volta in analisi ha un posto essenziale nel mio modo di intendere questo lavoro: conoscere dall’interno la difficoltà di esporsi, l’importanza di sentirsi ascoltati e il tempo necessario perché qualcosa possa essere detto. Il mio orientamento junghiano accompagna questa attenzione alla persona con un interesse per i sogni, le immagini e gli aspetti della vita interiore che spesso rimangono ai margini della quotidianità.

Ho vissuto e studiato per oltre un decennio in Francia, frequentando le Écoles Normales Supérieures di Parigi e Lione, e ho proseguito i miei studi alla Johns Hopkins University di Baltimora. Ho conseguito un dottorato in filosofia; la mia attività accademica comprende ricerca e insegnamento presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. La filosofia continua a essere per me una pratica dell’interrogazione: mi aiuta a riconoscere quanto le idee, le istituzioni e le aspettative del nostro tempo entrino nelle esperienze più intime.

Vivere tra lingue e paesi diversi mi ha reso sensibile a ciò che cambia quando cerchiamo di raccontarci: parole che in una lingua vengono spontanee e in un’altra sembrano mancare, appartenenze che sostengono e talvolta fanno sentire fuori posto. Ricevo a Bruxelles e online, in italiano, francese e inglese.

Nell’incontro analitico porto questo percorso, insieme alla disponibilità a lasciarmi sorprendere dalla persona che ho davanti. Mi interessa che tu possa trovare uno spazio in cui non dover offrire una versione già ordinata di te: possiamo cominciare anche da ciò che è confuso, difficile da nominare o ancora in cerca di una direzione.

Alberto Fabris

La relazione analitica

Un percorso psicanalitico si fonda su una relazione. Al centro c’è la persona che intraprende l’analisi, con la sua storia, il suo modo di sentire e i suoi tempi. Il quadro delle sedute — uno spazio riservato, una continuità e accordi chiari — serve a rendere possibile un’espressione quanto più libera di ciò che vive.

Il lavoro richiede anche una partecipazione attiva: la disponibilità a interrogarsi e a cercare parole che corrispondano alla propria esperienza, comprese quelle difficili da dire. Una parola vera può farsi strada attraverso esitazioni, contraddizioni e silenzi. Anche ciò che accade nella relazione con l’analista può diventare parte del lavoro.

Il primo incontro è l’occasione per esporre la propria domanda, conoscersi e discutere come proseguire. Frequenza, orari e onorario vengono concordati insieme.

L’onorario

L’onorario delle sedute può variare in base alla situazione economica della persona. Ne parliamo insieme per definire un accordo chiaro e sostenibile.

In studio
Rue Camille Lemonnier 111, Bruxelles
Online
Sedute in italiano, francese e inglese
Modalità
Frequenza e onorario concordati insieme

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Lo studio

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